Please Wait...

NEWS - Progettazione antisismica

News

Progettazione antisismica


  • 11/aprile/2017
Il nostro è un Paese a elevato rischio sismico. Lo dimostrano i fatti recenti che hanno colpito e stanno continuando a colpire il Centro Italia. Per questa ragione nel 2008 è stata emanata una normativa specifica che riguarda la progettazione antisismica non solo per la costruzione di nuovi edifici ma anche per regolamentare gli interventi su quelli già esistenti. Vediamola in dettaglio.  

I criteri per costruire nuovi edifici oggi
Il DM 14 gennaio 2008 (NTC08), entrato in vigore il 1° luglio 2009, è il testo organico di riferimento che definisce i principi per il progetto, l’esecuzione e il collaudo dei fabbricati, sia nuovi che già esistenti e realizzati in diversi materiali quali cemento armato, acciaio, muratura, legno. Accanto a questa normativa nazionale, le singole Regioni possono fornire ulteriori strumenti. Pensiamo ad esempio a quelle con rischio sismico elevato che hanno emanato una serie di provvedimenti più specifici, soprattutto in relazione agli edifici già esistenti.
 

In prima analisi, è compito del progettista valutare il contesto in cui si dovrà costruire, considerando sia il grado di attività sismica della zona sia le caratteristiche geologiche del sottosuolo. In secondo luogo, come prescritto dalla legge, le costruzioni devono essere dotate di sistemi strutturali in grado di assicurare la rigidità e la resistenza verso le due componenti ortogonali orizzontali tipiche delle azioni sismiche. Inoltre devono essere progettate rispettando la gerarchia delle resistenze per assicurare alla struttura un comportamento duttile ed evitare rotture fragili che potrebbero poi compromettere l’intera struttura. Esistono anche delle caratteristiche generali che le nuove costruzioni devono possedere per assicurare un miglior comportamento in caso di sisma. Per esempio, devono avere una struttura iperstatica caratterizzata da regolarità in pianta e in altezza, cioè devono sviluppare una pianta compatta e simmetrica, dove telai e pareti si estendono per tutta l’altezza della costruzione. Fondamentale inoltre fare attenzione alla distanza tra costruzioni contigue, per evitare i cosiddetti fenomeni di martellamento. Attenzione anche all’altezza massima degli edifici che deve essere limitata, in considerazione delle loro capacità deformative e dissipative e della classificazione sismica del territorio. Infine, grande attenzione anche alle fondamenta che devono essere dotate di elevata rigidezza estensionale nel piano orizzontale e di adeguata rigidezza flessionale per rispondere meglio alle oscillazioni del terreno. 

Gli interventi sugli edifici già esistenti
Il problema della vulnerabilità del nostro patrimonio edilizio e la necessità di metterlo in sicurezza è emerso a seguito di quanto accaduto negli ultimi mesi nel Centro Italia. In un Paese come il nostro, con un patrimonio storico e artistico di notevole importanza, il recupero e il riutilizzo degli edifici già esistenti riveste un ruolo fondamentale. La normativa definisce tre diversi tipi di intervento che possono essere effettuati:
  • di adeguamento, per conseguire i livelli di sicurezza previsti dalla legge;
  • di miglioramento, per aumentare la sicurezza strutturale esistente pur senza necessariamente raggiungere i livelli richiesti dalla legge;
  • di riparazione o interventi locali, che interessano elementi isolati e che comportano un miglioramento delle condizioni di sicurezza preesistenti.
Inoltre, viene prescritta la valutazione sismica dell’edificio esistente e, se necessario, l’adeguamento nei casi di:
  • sopraelevazione o ampliamento,
  • variazioni di classe e/o destinazione d’uso con incrementi dei carichi globali in fondazione superiori al 10%,
  • interventi strutturali che trasformano la costruzione in modo tale da renderla di fatto un edificio diverso dal precedente.
Va precisato infine che l’attuale legge rende obbligatorio provvedere alla valutazione sismica degli edifici strategici ma per tutti gli altri edifici esistenti, a meno che non siano previsti gli interventi elencati sopra. Ecco perché l’adeguamento sismico della maggior parte delle strutture a carattere privato rimane su base volontaria e, al massimo, incentivato da bonus fiscali. 

I metodi di intervento
Considerando che la maggior parte degli edifici esistenti è in muratura, il primo intervento da prevedere (e a ben vedere quello più importante) è il consolidamento dei maschi murari, ovvero le porzioni di muro che salgono e che resistono all’azione orizzontale delle scosse sismiche. Ne esistono di diversi tipi e spetta al progettista, in funzione del livello di sicurezza che vuole raggiungere, decidere per quello più efficace. Esistono per esempio i cosiddetti “interventi di scuci e cuci” che mirano a sostituire gli elementi deteriorati con quelli nuovi, con caratteristiche simili a quelli originari e in grado di rispondere al meglio alle sollecitazioni; le iniezioni di miscele leganti, utili per riempire i vuoti della muratura; la ristilatura dei giunti, ovvero la ricostruzione dei punti di giuntura; il placcaggio con intonaco armato ovvero il rifacimento dell’intonaco con panelli di rete di acciaio; il placcaggio dei tessuti o lamine, cioè l’applicazione di resistenti a trazione.  






Autore
Monica Castiglioni

Le novità normative e fiscali del settore immobiliare e le tendenze del vivere e dell'abitare oggi sotto la lente di ingrandimento della vostra consulente di fiducia.

CHI SONO